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Il Numero 2

16 Apr

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L’obiettivo è sempre essere i primi. Si dice che si gareggia per vincere (i più agguerriti).

E il mondo si ricorda solo dei primi.

Neil Armstrong sulla luna: fama planetaria. Buzz Aldrin: chi cazzo è? Ve lo dico io. Il secondo uomo sulla luna. Il secondo (e ultimo) componente dell’equipaggio dell’Apollo 11. Anche lui ha studiato come Armstrong, ha superato tutti i difficilissimi test per diventare astronauta. Ha fatto sacrifici, sudato, pianto (immagino). Però poi, dopo la sua carriera alla NASA, è finito depresso e alcolizzato. Mi domando perchè.

Eppure/Oppure: Giorgio Armani, prima di diventare la faccia da scheletro più angelico della moda, si è iscritto a Medicina. Ha frequentato per due anni la Facoltà di Medicina alla Statale di Milano. DUE ANNI. Due anni di studio, memorizzazione, fatica, sacrifici, sudore. Alla prima autopsia sviene (o in ogni caso si impressiona) e lascia. Vi immaginate come ha potuto passare la serata Armani virgola Giorgio, studente di Medicina che non riesce a reggere il contatto con la realtà in cui per DUE ANNI si è immaginato? Non credo si possa fare medicina senza una forte motivazione (contradditemi se sbaglio), credo Giorgio ce l’avesse. Eppure dopo due anni arriva il colpo: Oddio, non ce la posso fare. Sto male, torno a casa. Il senso di sconfitta e tristezza dev’essere stato enorme. E invece quel giorno è stato quanto di meglio poteva capitare a lui e a noi, in quanto fashioniste. Penso sempre a come una sconfitta così bruciante sia stata in effetti l’evento chiave per una svolta nella sua vita. E nella nostra.

Essere secondi, arrivare dopo, eppure, magari, fare la scelta che migliore non si poteva, anche se ancora non era lampante. Anzi, tutto l’opposto.

Oppure arrivare secondi perchè non si ha avuto la forza di arrivare primi.  Chi lo sa.

In Silver Lining Playbook (“Il lato positivo” – di cui, fra parentesi, vi consiglio la lettura del libro e la visione del film, anche non in quest’ordine!) i protagonisti raggiungono un 5 su 10. Un fallimento, per gli altri. Una gioia esplosiva, per loro. Forse dipende dalle aspettative.

E poi c’è un pensierino dolce che mi sovviene: non importa che numero sei per tante persone, se nel ranking magari sei pure ultimo e non solo secondo. Per qualcuno, e ne basta una di persona, sei il numero uno. Forse non lo sai, ma lo sei. E prima o poi lo scoprirai, come Miranda e Steve. “Sei tu la mia numero 1. Lo sei sempre stata”. ADORARE! 😀

In conclusione: nella foto, quale delle due bimbe vi sta più simpatica?

Un posto piccolissimo. Che sappia di zucchero (ma non troppo)

21 Dic

Sarà che sto seguendo troppo Life and the City, sarà che quando sento “shabby chic” vado in delirio, sarà che si avvicina il Natale e quindi la dimensione casa la fa da padrona, sarà che ho scoperto che esiste H&M Home (non arriverà mai in Italia, te pareva! ma io continuo a sperarci), sarà che Zara Home fa sempre delle vetrine incredibili con quei lettoni giga che ti fanno venire voglia di cambiare lavoro e fare il collaudatore di materassi….

… ma insomma, ho sempre un occhio e un pezzo di cuore e un pezzo di mente a un buchetto, a una manciata di metri quadri full of love da chiamare casa nostra. Non è che ora vivo sotto i ponti ovviamente ;). Ma è diverso, e lo sappiamo tutti. E non sono mai stata studentessa fuori sede quindi nada neppure lì.

Ma ci arriveremo.

Perchè:

Blog41E allora prima o poi usciranno a prendere aria.

Nel frattempo, continuo a sognare.

E quindi vorrei una casetta piccina con lo spazio quanto basta, senza tante pretese, tanto saremmo già in due a riempire tutto 😉 (Ciao Marco, love you!).

 

E quindi i desideri (semiseri! più semi che seri) per cui la vorrei son questi:

1. Per comprare IL portachiavi. Non di tolla, non fuffa, non di passaggio. IL nostro/mio portachiavi. Tipo in versione LEI/LUI. #Amare!

2. Per entrare e sentirmi come in quei telefilm americani, per esclamare “Honey, I’m home!”

3. Per avere una candelona leggermeeeeeeeeente profumata. Una sola ma GROSSA. Grande e cicciona che da sola fa arredamento. TOH, magari una piccina vicina per il gioco delle proporzioni.

4. Comprare un coordinato per il lettone (ovviamente king size – lasciatemi sognare in grande).

5. Posizionare un’alzatina in cucina. Lo sogno. La voglio. Poi ci metto i cookies.

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6. Fare colazione una mattina del week end. Con la musica per tutta la casa, che va a umore. Però il risveglio con qualche grande classico dalla voce calda non mi farebbe schifo. O un gran sottofondo di fiati. Subito New Orleans.

7. Poter decidere di essere disordinata e mollare tutto qui e là. Solo una volta. Poi rimettere tutto a posto e ordinato perchè alla fine mi piace di più l’ordine. Perchè son pigra, e il disordine è faticoso.

8.  Poter comprare una LIBRERIA BILLY IKEA. Ma che dico, MILLE BILLY. Così ci porto tutti i miei libri e i miei dvd. Casa è dove ci sono loro. E dove c’è la persona con cui vuoi vedere i film e leggere i libri (ma che belle le letture ad alta voce, e nessuno che mi appoggi, vero Marco? 😀 Ciao ❤ )

9. Poter comprare tutte le tazze che voglio, tipo anche una per ogni giorno della settimana, e dare sfogo a questa mania.

10. Poter predisporre in bagno “le salviette degli ospiti”. Che poi, che schifo far lavare tutti sti ospiti con la stessa salvietta! XD

11. Avere in cucina i barattoli con dentro le cose. Zucchero, sale, pasta, biscotti, cereali. Tutti in vetro o plastica ma comunque trasparenti. Niente robe industriali di cartone. Adorare!

12. Poter dire “stasera da me” o “stasera da noi”.

13. Dare il mio indirizzo al tipino che porta le pizze

14. Apporre i nostri cognomi vicini sul citofono. O fare quelli radical chic e mettere un numero. Che nel nostro caso può essere 17. o 22.

15. Poter vivere insieme a te. Sì, a te. La parte più dolcina di me 😉

16. Altre cose che capirò solo un domani. #Fatalismo!

E ALLORA FORZA!

(Le seguenti foto sono tutte tratte da Life and the City!)

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E voi?? Quanto vi sentite shabby chic? Quanto vi piace arredare casa? Quanto la sentite vostra? 😀

Maya. Se il 21 sarà la fine, ecco i miei Proud Of.

19 Dic

Così, perchè ogni tanto mi viene voglia di fare la giovane alternativa e mi dico che nel dubbio è meglio fare testamento. Per sapere finché son qui cosa voglio lasciare.

E che cosa, per un motivo o per l’altro, sono soddisfatta di aver fatto prima di questo fuckin’ 21 dicembre (Maya infami, almeno fate passare Natale e Capodanno!).

Oggi il mood va così! AlegrYa.

E dunque.

Se il 21 ciao ciao a tutti…. Ecco qualche cosa di cui sono orgogliosa. Qualcosina che sono contenta di aver fatto prima di finire a far compagnia ai Maya.

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– Aver cambiato radicalmente colore di capelli una volta nella vita, da biondo a rosso.

– Essermi pentita amaramente di ció e dunque apprezzare ancora di più la mia blondosità

– Aver visto il borgo medievale piú piccolo del mondo nonchè set di un livello di Assassin’s Creed (Monteriggioni, ndr)

– Aver vinto la sfida “vediamo chi ha il coraggio di assaggiare la terra” all’asilo. Per averci provato col mio piccolo cuore coraggioso e incosciente. Per la cronaca, sa di sale e crocchia sotto i denti

– Avere fatto una vacanza (e non solo una) della serie paghiamo 50€ a testa per una settimana in 18 in un monolocale

– Aver fatto un road trip per l’Italia

– Avere assaggiato le barbabietole ed essermi resa conto che le adoro

– Essere caduta da tacchi troppo alti giú per le scale, davanti a Lui, mentre veramente me la credevo tantissimo

– Aver provato almeno una volta la sensazione del groppo in gola che diventa una risata

– Aver fatto un falò in spiaggia ed essermi congelata. But it was worth it

– Essere stata vittima di sconosciuti ai gavettoni di ferragosto. Si vede che ispiro un po’ violenza e un po’ gioco

– Aver vinto il titolo di Miss Colonia a Latte di Sole. A 12 anni sono soddisfazheioni

– Aver tenuto un diario segreto da poter rileggere ora. E amarmi un po’ perché certe seghe mentali erano dei capolavori di delirio

– Aver visto dei piccioni appena nati schiudersi dalle uova: questi maledetti avevano nidificato sul mio balcone

– Avere incontrato vecchiette che ti mostrano la foto di loro da giovani e poi dicono a te e al tuo ragazzo :”fate l’amore tutti i giorni voi che ancora potete” (Recanati 2009, giuro)

– Avere una poesia preferita. E non perchè é figo averne una, non perchè ti fa sembrare profonda. Ma perchè ti piace. La mia è La pioggia nel pineto di D’Annunzio.

– Aver osservato il fuoco in un camino a lungo. Così a lungo che dopo un inizio meditativo ormai ti sembra di essere sotto funghi allucinogeni e cominci a vedere Sirius Black tra le fiamme. Ma pensi e ti perdi via.

– Idem per il mare. Cliché. Ma cosa darei per andarci in fissa ora. ORA.

– Aver ballato come se non ci fosse un domani. E “come se non ci fosse nessuno a guardarmi”, come dicono le sfigate (CERTO)

– Aver fatto qualcosa dal sapore proibito, perché chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare

– Aver fatto ridere tutti di gusto, almeno una volta, con una battuta vergognosa e imbarazzante e che non avrebbe dovuto far ridere

– Essermi sentita completamente fuori posto almeno una volta. Perchè ogni tanto fa pure bene.

– Aver sperimentato una pizza a caso, un cocktail a caso, un film a caso. Ed essere riuscita a farmelo piacere almeno un po’

– Aver avuto una passione temporanea che poi é passata (a me capita ogni mese quindi stiamo apppposto)

– Aver passato più di 36 ore sveglia. Continuo a pensare che quel caffé era strano.

– Aver letto un libro dall’inizio alla fine senza mai staccare gli occhi. Era una domenica.

– Aver chiesto dove si trovava il burro di arachidi al commesso dell’esselunga ed essere stata tacciata dal suo sguardo silente come anglofila snob e potenzialmente problematica

– Essere andata a un matrimonio e aver pianto appena il piede ha toccato il pavimento della chiesa (non era il mio ma vabbè!)

– Aver inventato un gioco stupido. Ed aver reclutato adepti nel gioco. Adoro!

– Aver detto un vaffanculo sincero. Di quelli che ti gonfiano il collo

– Aver visto il Colosseo (ed essermi sentita just a little bit like THE GLADIATOR)

– Aver fatto una foto con Pippo a Disneyland. Non è un ragazzo sudaticcio dentro a uno scafandro di pelouche con problemi finanziari. È PIPPO

– Aver provato tutte le giostre possibili. Sì, anche le tazze e la casa mostruosa con gli attori veri.

– Essersi fatti fregare i soldi su internet. Prima o poi, capita. É un rito di passaggio. (spero per voi che non ci crediate :P)

– Aver scritto un libro. Bè, era una tesi, ma il concetto è “qualcosa di interamente tuo, che se strizzi esce sangue e sudore”

– Aver preso almeno una volta il massimo dei voti

– Aver preso almeno una volta il minimo dei voti

– Aver rotto qualcosa

– Averlo aggiustato

– Essersi vista attraverso gli occhi di un’altra persona. E, per un momento almeno, essersi piaciuti

– Aver detto ti amo

– Aver detto non ti amo piú

– Aver detto ti amo ancora

– Essere andati a letto e non essere riusciti a dormire. Macina che ti macina, fa bene pure quello, ogni tanto

– Aver cambiato radicalmente idea (almeno una volta)

– Aver creato una cornice bricolage con le mie mani

– Aver aspettato qualcosa e poi averlo avuto. 5 minuti, 1 ora, 10 giorni, 5 anni.

– Aver comprato qualcosa di inadatto e imbarazzante. E non avere il coraggio di buttarlo via.

– Essermi addormentata in un prato

– Essermi addormentata su una barca

– La barba ruvida su una guancia da piccolina. Papà.

– Avere annusato l’odore di un dopobarba buono

– Avere qualcosa da raccontare ai nipotini

– Dire di avere qualcosa da raccontare ai nipotini

– Averlo davvero.

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E la vostra lista di Proud Of? Di cosa siete almeno un po’ contenti di aver fatto prima di tirare il calzino – figurativamente? 😀

Spero di avervi fatto sorridere e non depresso :D.

E comunque, da ultimo, son contenta di aver iniziato questo BloghYno. Per tanti non è nulla di che, ma per me è un pezzettino di cielo, o di cuore, o di Nutella. Rendo idea più con la Nutella eh? 😀

Quest’oggi vi do un bacio!

MMM. Milan Monday Morning

3 Dic

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Una mattina milanese.

Che puoi essere rognosa un sacco ma quando sali dalla fermata Duomo e vedi l’albero di Natale in piazza ti si apre il cuore. E pensi al Natale e alle cose belle che porterà.

Poi sali le scale fino in cima e vedi che per ora l’albero è un bonsai alto un piano e mezzo. BOF.

Due dogsitter che vanno in coppia con 12 (e dico DODICI) cani al guinzaglio, tutti della stessa razza, quella che io adoro ma che a tanti altri fa orrore. I Cavalier King Charles Spaniel (i cani di Charlotte), che hanno quegli occhi tristi e la bocca all’ingiù un po’ malinconica, e che sono talmente brutti da essere bellissimi.

Il profumo delle brioche di un bar fighetto e troppo costoso, ma che fa delle brioche che sembrano tanto dei croissant au beurre parigini (sì, la smetto di parlare di Parigi :P).

Una passeggiata di 10 minuti con la musica nelle orecchie, e sulle orecchie delle cuffie troppo esagerate con dei bassi troppo forti, ma che volete, una volta provato quel suono, non si torna indietro.

La consapevolezza di essere per qualche minuto nel centro pulsante della vita della mia città, di cui sono profondamente innomorata.

La consapevolezza di una nuova settimana che si apre, ma è diversa perchè è il primo lunedì di Dicembre. E Dicembre, comunque la metti, vuol dire Natale.

E per contrasto un pensierino al mare e ai prati (quelli grandi grandi), che esistono anche quando non si vedono.

E allora va già tutto meglio.

Immagine royalty-free: Cathedral

Fotografie stock: Woman sends message on digital tablet outside airport

Immagine royalty-free: Handle of tram

Fotografie stock: Milan Italy A businesswoman walks to work

Immagine royalty-free: Croissants

Immagine royalty-free: Long exposure Hong Kong street

Immagine royalty-free: tray of breakfast items on bed

Fotografie stock: King Charles Spaniel looking up close up

Fotografie stock: young woman listening to music wearing headphones

Immagine royalty-free: Christmas decorations

Immagine royalty-free: Young woman laying on the bed in the…

Fotografie stock: Waves crashing

Fotografie stock: Grass Covered Field at Sunrise

Immagine royalty-free: Lawn grass

Ma che bello inventare incipit fake. Nell’agenda perfetta 2013

16 Nov

Sono alla ricerca dell’agenda perfetta 2013.

L’Agenda: è il tuo libro, il tuo notebook (how cool), la tua ancora di salvataggio, e per tutto un anno non ti molla!

E pensare che qualche anno fa non la usavo per niente… Ora invece ne ho sempre bisogno: per segnare qualsiasi cosa! Ormai il mio cervello produce un ormone o simili che fa dimenticare qualsiasi nota che non mi scrivo.

Volendo fare la filosofa spocchiosa sentenzierei: Perchè l’agenda ha tre funzioni. Ti dice cosa farai domani e nei prossimi mesi, dunque ti permette di pregustarti il futuro – ti dice cosa farai oggi, e ti permette di organizzarti – ma ti dice anche cos’hai fatto nel passato. E – se la nostra identità non sta tanto in quello che diciamo ma in quello che facciamo… Allora la tua agenda ti dice anche chi sei stato e dunque chi sei oggi.

Pesante, no? 😀

Non so voi, ma a me piace anche molto riguardare gli impegni passati, mi infonde calma. Una giornata, per esempio, in cui erano segnate mille cose… ORA SUPERATE, in un modo o nell’altro.

Come si fa a non sentirsi almeno un pizzichino più forti? Qualcosa che prima era ignoto, oscuro, misterioso e temibile (e causa di paura, disagi diffusi & compagnia), ora è un ricordo, positivo o negativo, ma parte di qualcosa di passato, che nonostante le scommesse contro, abbiamo in un modo o nell’altro superato.

Capita di leggere, faccio per dire, “discussione tesi” in un vecchio diario/agenda e vengono subito in mente i patemi d’animo collegati a questi traguardi – che al tempo in cui sono stati segnati sembravano insormontabili. Così come colloqui (di gruppo, individuali, a 8 step, a 14 step, con test NASA, con esami del sangue inclusi ecc. ecc.!!), discussioni varie ed esami.

Ma non dimentichiamoci nemmeno cose come “Festa di X” in cui conoscevi solo X eppure ci sei andata lo stesso (e dove hai poi conosciuto anche Y, Z, J… :P) oppure “parrucchiere” (quella volta che ti sei tinta i capelli di rosso o li hai tagliati di un bel tocco rivelando il tuo coraggio e il tuo sprezzo del pericolo!) piuttosto che un simbolino che sta ad indicare “primo appuntamento con presunto Mr. Big” ;D… E anche le pagine vuote, in cui non c’è stato niente di apparentemente speciale (ma invece c’è stato).

E’ un agenda ma è molto di più.

Posso anche inventarmi di punto in bianco (e ovunque) incipit fake di romanzi che non scriverò mai, ispirata dall’onda del momento e sentendomi Umberto Eco (ovviamente la versione fake) xD. Tipo questo:

Un sorriso messo quasi a caso al centro di un viso stropicciato. L’espressione un po’ sopresa e un po’ perplessa, e buona. Le labbra che si allargano come se qualcuno tirasse un filo ai lati della faccia, da lontano. 

Ma quanto è bello avere un’agenda?

Quindi capirete la mia disperazione, perchè come per ogni acquisto che faccio.. E’ IMPORTANTISSIMO :D!

Per il 2012 ho usato La Parigina di Ines de La Fressange (regalo graditissimo!), ma per il 2013 l’hanno fatta troooooppo tascabile per i miei gusti… E non so come fare!

Si accettano suggerimenti!!

La parigina

Voi che rapporto avete con le vostre agende? La usate? O scrivete su un ipertecnologico iPad (pausa sospiro di desiderio)? E’ un’incombenza o un piacere? 😀 Riguardate nelle pagine prima e poi vi sentite più leggere? 😀

A presto care!

Fotografie stock: Woman in bathing suit sitting on diving board…

Quelli che sì e quelli che no

3 Nov

Mi piace un sacco quando nei film dicono:
“Vedi, caro/cara, il mondo si divide in due parti. Quelli che… E quelli che.” ADORO.

Anche se le due parti sono sempre strampalate. E allora quest’oggi faccio anche io la mia personale divisione ;).

 

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Quelli che dicono no, grazie ai dolci. Sempre.

Quelli che appena fa due gocce si arrabbiano.

Quelli che dicono no a cose che non conoscono, a priori.

Quelli che non comprano un libro perché costa troppo.

Quelli che aspettano i telefilm in chiaro senza vederli in anteprima su internet. :p

Quelli che hanno sempre una scusa pronta.

Quelli che nascono e vivono sempre nello stesso identico posto.

Quelli che non fanno nulla di inaspettato e un po’ fuori dagli schemi.

 

E poi:

ci sono quelli che sorridono quando piove, perchè stanno già aspettando l’arcobaleno.

Quelli che assaggiano qualcosa di nuovo e poi magari stanno pure male. Ma son contenti.

Quelli che continuano a sognare nonostante il terrore costante di vedere non realizzati i propri sogni.

Quelli che hanno una paura boia, ma é sana, genuina.

Quelli che non hanno paura di spingersi un po’ piú in là e sporgersi, anche se sentono le vertigini.

Quelli che hanno un desiderio nel cassetto. E uno nell’armadio. E uno nella credenza.

 

Ogni giorno posso essere da una parte o dall’altra, e va bene, ma basta che alla fine si scelga la parte giusta…. Forse.

Buon saturday night :D!!!

Il colore dell’attesa

19 Ott

Il buon Giorgio Faletti ha scritto una frase che mi piace moltissimo:

Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.

In questo post non parlo dell’attesa in coda alla posta quando hai 3 minuti per fare una raccomandata, l’attesa bloccato nel traffico, o l’attesa di un amico che ha 20 minuti di ritardo quando 5 minuti fa è iniziato il film al cinema, o l’attesa di un treno o di una metro o di una persona in ritardo, ovvero dell’attesa come seccatura, come qualcosa che vorremmo eliminare.

Voglio parlare dell’attesa “buona”, dell’attesa come tempo apparentemente perso ma invece ricco di potenzialità.

Non quando prendi un tram al mattino per andare a lavoro alle 8, ma quando (nei bei tempi andati dell’università oppure nei week end autunnali, o nei giorni di permesso -?-  rubati alla vita frenetica), prendi un tram pigramente per muoverti. O quando aspetti un treno in stazione e sei un po’ in anticipo, o quando arrivi in orario dal medico di base e devi aspettare. ASPETTI.

A me è sempre piaciuto aspettare, attendere… Ripeto, non quando i minuti sono contati, ma quando aspettare è un viaggio in sè.

In treno, a guardare fuori dalla finestra, in macchina da passeggero, su un pigro tram milanese che stridendo (OVVIO!) curva e in modo un po’ soporifero si fa strada per le vie di Milano (preferibilmente semivuoto, dai lasciatemi sognare).

Questo tempo mi sembra come sospeso, in potenza. In questo tempo dove non devo rendere conto a nessuno, perchè non si può fare (concretamente) nulla – e non dipende da me l’arrivo, mi rilasso. Leggo, ascolto la musica, ne approfitto per scrivere su wazzàp a qualcuno a cui voglio bene, penso (e penso assai). Penso che lo facciamo tutti. Però a me piace in modo particolare. Mi sembra un tempo rubato alle cose da fare, forse in modo anche un po’ vigliacco, ma è il tasto “pausa”.

Tutto può essere possibile, perchè l’attesa mi pare il tempo del “possibile”, dove nessuno può dire che non accadrà – perchè non si sa.

Non è un’attesa passiva, è sfruttare del tempo “regalato” per far vagare la mente, per andare in stand-by (ma sempre con la lucina rossa accesa!), per riposarsi un po’.

Si assapora questo tempo in bilico, e poi basta.

Perchè il bello dell’attesa è che, prima o poi, finisce.

Eye of the Tiger e Bolle di Sapone

17 Ott

 

 

Mi limo le unghie così affilo gli artigli, non perchè li debba per forza usare, ma per sapere che all’occorrenza ci sono.

 

Mi metto un gloss rosa perchè questo articolo su Cosmopolitan (al cartaceo sono abbonata fino al 2020 a furia di pagare i bollettini che continuano a mandarmi, ingannatori!, e io nel dubbio che magari non ho pagato, pago) spiega che mettersi un gloss è uno dei 5 modi (anche gli altri 4 sono inspirational! Leggeteli :D) per scacciare una brutta giornata.  E allora io ci credo. E gioco d’anticipo.

E poi devo trovare una scusa per usare i dodicimila gloss che, pur avendo le labbra sottili (non posso far di loro il mio punto di forza, SIC!) continuo a comprare senza ritegno. Sono la mia kryptonite ;D.

 

Mi lavo i capelli e uso il balsamo Delizia di Lush che è un vero capolavoro: non è stomachevole ma lascia un sapore vanigliato per due giorni (con anche una punta di miele, yummy). La Schiuma del Cappuccino Approves! 😀

 

Progetto di guardare Step Up 3D Revolution (adorare tutti i nuovi spin off e sequel, aspetto Step Up 5 in 4D Superior Performance :P), perchè ci sono quei giorni in cui un film un po’ ignorante è necessario. Perchè ci fa venire il buonumore e ci fa voglia di muoverci e ballare.

 

 

 

Penso che è tanto bello Rocky (tradizioni paterne) quando riceve il consiglio, sulle note di Eye of The Tiger, di non mollare mai, di ritornare alle origini e a riscoprire l’occhio della tigre, di quando è affamata (Steve Jobs antesignano!). Che meraviglia.

 

Penso che la tigre con la nuova (si fa per dire, si è vista in tutte le salse!)  felpa di Kenzo la fa da padrona nei nuovi trend (e a voi piace? Costa 250 eurini, ndr) :D.

Però è tanto bello vedere uno stilista che fa il botto e riesce a far indossare una felpa (UNA FELPA) a tutte le socialite più cool in circolazione. Ha proprio capito tutto dalla vita.

 

 

E poi penso che per prendere tutto con un po’ di leggerezza ci vogliono litri di acqua saponata per fare le bolle.

 

 

 

A domani con nuove beauty news e aggiornamenti! 😀

Una “vita beige”? Sì, grazie!

25 Set

Care Cappuccine (vi piace questo nick?),

l’altro giorno mi è venuta in mente una puntata di Sex and the City (pausa sospiro per un telefilm cultosissimo che tutte noi amiamo!).

In quella puntata Big, dopo aver lasciato Carrie ed essersi sposato con “la 25-enne”, incontra la suddetta Carrie alla fiera di mobili a cui è andata per essere allo stand di Aiden (su, su, chi di voi è stata Team Aiden? Io mai hehe! C’è un solo BIG love per ognuna, e quando arriva si capisce).

Lui diceva che la sua mogliettina stava dipingendo tutta la loro casa di BEIGE, con pareti BEIGE, arredamento BEIGE.

E insomma… Anche la vita di Big era BEIGE.

Intendendo spenta e senza colore, senza sorprese (= senza Carrie!).

MA INVECE:

ci sono rimasta un po’ male! 😀

Non è bello avere intorno qualche oggetto beige?

Insomma:

crema, cappuccino, marroncino, beige, latte, cammello, panna, pannina, beigiolino, ocra, mélange, natural, nude.

Come si può non amare questa gamma di colori? 😀

Per me e per voi non vorrei una vita BEIGE in senso negativo, ma in senso positivo: con sfumature dolci e classiche, che sanno di coccole e di toni naturali.

Che ne pensate? Siete anche voi della mia opinione o siete per il fluo e i colori accesi al posto del pastello?

Di seguito qualche inspirational photo trovata sul web e su Pinterest 🙂