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Quelli che sì e quelli che no

3 Nov

Mi piace un sacco quando nei film dicono:
“Vedi, caro/cara, il mondo si divide in due parti. Quelli che… E quelli che.” ADORO.

Anche se le due parti sono sempre strampalate. E allora quest’oggi faccio anche io la mia personale divisione ;).

 

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Quelli che dicono no, grazie ai dolci. Sempre.

Quelli che appena fa due gocce si arrabbiano.

Quelli che dicono no a cose che non conoscono, a priori.

Quelli che non comprano un libro perché costa troppo.

Quelli che aspettano i telefilm in chiaro senza vederli in anteprima su internet. :p

Quelli che hanno sempre una scusa pronta.

Quelli che nascono e vivono sempre nello stesso identico posto.

Quelli che non fanno nulla di inaspettato e un po’ fuori dagli schemi.

 

E poi:

ci sono quelli che sorridono quando piove, perchè stanno già aspettando l’arcobaleno.

Quelli che assaggiano qualcosa di nuovo e poi magari stanno pure male. Ma son contenti.

Quelli che continuano a sognare nonostante il terrore costante di vedere non realizzati i propri sogni.

Quelli che hanno una paura boia, ma é sana, genuina.

Quelli che non hanno paura di spingersi un po’ piú in là e sporgersi, anche se sentono le vertigini.

Quelli che hanno un desiderio nel cassetto. E uno nell’armadio. E uno nella credenza.

 

Ogni giorno posso essere da una parte o dall’altra, e va bene, ma basta che alla fine si scelga la parte giusta…. Forse.

Buon saturday night :D!!!

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Il colore dell’attesa

19 Ott

Il buon Giorgio Faletti ha scritto una frase che mi piace moltissimo:

Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.

In questo post non parlo dell’attesa in coda alla posta quando hai 3 minuti per fare una raccomandata, l’attesa bloccato nel traffico, o l’attesa di un amico che ha 20 minuti di ritardo quando 5 minuti fa è iniziato il film al cinema, o l’attesa di un treno o di una metro o di una persona in ritardo, ovvero dell’attesa come seccatura, come qualcosa che vorremmo eliminare.

Voglio parlare dell’attesa “buona”, dell’attesa come tempo apparentemente perso ma invece ricco di potenzialità.

Non quando prendi un tram al mattino per andare a lavoro alle 8, ma quando (nei bei tempi andati dell’università oppure nei week end autunnali, o nei giorni di permesso -?-  rubati alla vita frenetica), prendi un tram pigramente per muoverti. O quando aspetti un treno in stazione e sei un po’ in anticipo, o quando arrivi in orario dal medico di base e devi aspettare. ASPETTI.

A me è sempre piaciuto aspettare, attendere… Ripeto, non quando i minuti sono contati, ma quando aspettare è un viaggio in sè.

In treno, a guardare fuori dalla finestra, in macchina da passeggero, su un pigro tram milanese che stridendo (OVVIO!) curva e in modo un po’ soporifero si fa strada per le vie di Milano (preferibilmente semivuoto, dai lasciatemi sognare).

Questo tempo mi sembra come sospeso, in potenza. In questo tempo dove non devo rendere conto a nessuno, perchè non si può fare (concretamente) nulla – e non dipende da me l’arrivo, mi rilasso. Leggo, ascolto la musica, ne approfitto per scrivere su wazzàp a qualcuno a cui voglio bene, penso (e penso assai). Penso che lo facciamo tutti. Però a me piace in modo particolare. Mi sembra un tempo rubato alle cose da fare, forse in modo anche un po’ vigliacco, ma è il tasto “pausa”.

Tutto può essere possibile, perchè l’attesa mi pare il tempo del “possibile”, dove nessuno può dire che non accadrà – perchè non si sa.

Non è un’attesa passiva, è sfruttare del tempo “regalato” per far vagare la mente, per andare in stand-by (ma sempre con la lucina rossa accesa!), per riposarsi un po’.

Si assapora questo tempo in bilico, e poi basta.

Perchè il bello dell’attesa è che, prima o poi, finisce.

Eye of the Tiger e Bolle di Sapone

17 Ott

 

 

Mi limo le unghie così affilo gli artigli, non perchè li debba per forza usare, ma per sapere che all’occorrenza ci sono.

 

Mi metto un gloss rosa perchè questo articolo su Cosmopolitan (al cartaceo sono abbonata fino al 2020 a furia di pagare i bollettini che continuano a mandarmi, ingannatori!, e io nel dubbio che magari non ho pagato, pago) spiega che mettersi un gloss è uno dei 5 modi (anche gli altri 4 sono inspirational! Leggeteli :D) per scacciare una brutta giornata.  E allora io ci credo. E gioco d’anticipo.

E poi devo trovare una scusa per usare i dodicimila gloss che, pur avendo le labbra sottili (non posso far di loro il mio punto di forza, SIC!) continuo a comprare senza ritegno. Sono la mia kryptonite ;D.

 

Mi lavo i capelli e uso il balsamo Delizia di Lush che è un vero capolavoro: non è stomachevole ma lascia un sapore vanigliato per due giorni (con anche una punta di miele, yummy). La Schiuma del Cappuccino Approves! 😀

 

Progetto di guardare Step Up 3D Revolution (adorare tutti i nuovi spin off e sequel, aspetto Step Up 5 in 4D Superior Performance :P), perchè ci sono quei giorni in cui un film un po’ ignorante è necessario. Perchè ci fa venire il buonumore e ci fa voglia di muoverci e ballare.

 

 

 

Penso che è tanto bello Rocky (tradizioni paterne) quando riceve il consiglio, sulle note di Eye of The Tiger, di non mollare mai, di ritornare alle origini e a riscoprire l’occhio della tigre, di quando è affamata (Steve Jobs antesignano!). Che meraviglia.

 

Penso che la tigre con la nuova (si fa per dire, si è vista in tutte le salse!)  felpa di Kenzo la fa da padrona nei nuovi trend (e a voi piace? Costa 250 eurini, ndr) :D.

Però è tanto bello vedere uno stilista che fa il botto e riesce a far indossare una felpa (UNA FELPA) a tutte le socialite più cool in circolazione. Ha proprio capito tutto dalla vita.

 

 

E poi penso che per prendere tutto con un po’ di leggerezza ci vogliono litri di acqua saponata per fare le bolle.

 

 

 

A domani con nuove beauty news e aggiornamenti! 😀