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Capodanno. Danni, capi, anni nuovi!

30 Dic

Chi lo ama, chi lo odia. Come Halloween.

Chi lo vive con la nostalgia di qualcosa che lascia, chi è impaziente di scartare l’anno nuovo.

Chi ha tradizioni particolari, chi dice “vado a dormire alle 9, e tanti saluti”. Chi organizza il cenone e il party di fine anno a partire dal 16 agosto. Di due anni prima.

Per me, come per ogni Cappuccina che si rispetti (nevvero? :D) è solo un’altra scusa per festeggiare e per stare un po’ con le persone che amiamo, o che vorremmo amare, o con cui vorremmo almeno iniziare a parlare e poi succeda quel che succeda, complice un calice di champagne o un bicchiere di plastica con la Coca e il mio nome scritto sopra che poi che schifo lo bevono tutti. (Io sono per la Cochina).

E dunque, post di rito: ispirazione per l’ultimo dell’anno, o per la mattina del primo (Capodanno è l’1 in realtà!).

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Il mio mega-consiglio è: OSATE. E indossate il ROSSO. Fa clichè? CHISSENEFREGA.

Il grigio, il nero e il bianco, il beige, il greige, avremo tutti i prossimi mesi per indossarli.

Il rosso fa subito diva, è il colore del sangue, dell’amore, della passione, ed è associato all’energia e all’euforia.

Vorrete mica fare i musoni proprio il 31? Osate!

Eyeliner spesso e da occhi di gatto, che Amy Winehouse in confronto era truccata acqua e sapone?

VAI.

Tutto l’anno siamo severe con noi stesse, ci censuriamo, pensiamo a cosa penseranno gli altri. Stanotte no! Provate nuovi cocktail, parlate con gli amici degli amici degli amici senza vergogna, e siate felici di essere vivi dopo che i Maya hanno toppato :P.

Io consiglio anche di indossare un accessorio o qualcosina di bianco candido, perchè per i brasiliani porta fortuna, e poi con il rosso sta benissimo.

Ecco, magari non vestitevi simil-babbo natale che il tempo del natale è andato, ma una sfumatura di bianco secondo me ci sta, lo consiglia pure Inés de La Fréssange!

😀

E quindi gettatevi, che sia nella mischia, nel vostro lettino, fra braccia di sconosciuti.

Quest’oggi mi sento impertinente e mi auguro che vi sentiate anche voi così.

Ps. Io per Capodanno vado a Parigi ;)! Au revoir!

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Macaron therapy. #Cosedaamare

15 Nov

Quick post solo per celebrare i Macarons.

Sì, vanno di moda, sì, sono inflazionati, sì, sono costosi, sì, sono un po’ snob (ma chi l’ha detto poi?!), sì in Marie Antoinette sono anacronistici….

Ma sono terribilmente belli, buoni, e io li amo. Ovviamente Ladurée, che qui a Milano ha due shop in centro (all’Excelsior, Galleria Vittorio Emanuele, e in Via Spadari, fra Cracco, Peck e il Duomo).

Thursday craving. 

Ps. Se volete avere un po’ di nostalgia di Parigi, qui la mia personalissima impressione/guida turistica della città ;).

 

 

 

Parigi my boyfriend

3 Ott

Ahhhh, Parigi.

Mi ispira una strana poesia. Sarà che l’ho vista e rivista negli ultimi giorni negli scatti artistici delle blogger/fashionistas/socialite più chiacchierate – in occasione della Fashion Week parigina….

Ma negli ultimi giorni mi si sta proprio stringendo il cuore.

Ho avuto la fortuna di passare a Parigi, in due viaggi differenti, una ventina giorni. Sono pochi per chi non ci abita, è vero, ma l’ho vissuta al massimo e il ricordo che mi suscita questa città è fortissimo – impalpabile eppure fortissimo.

L’ho vista d’estate una volta e d’inverno la successiva, l’ho vista calda, fredda, soleggiata, con le nebbia, con il vento, con la pioggia (AH! La pioggia a Parigi, mannaggia ai cliché, mi ha fatto innamorare). Un po’ come il ragazzo o la ragazza che ami.

All’inizio, come per un ragazzo, noti le cose più evidenti: l’aspetto fisico, come si veste, il colore dei capelli, degli occhi. Un primo colpo d’occhio. E dunque: Torre Eiffel, Montmartre, il museo del Louvre, la piramide di vetro (ah, les americains e il loro Da Vinci Code 😛 ).

Poi questi occhi e questi capelli ti colpiscono di più: soprattutto, ti affascina scoprire cosa li ha resi così profondi, quali segreti nascondono – o fanno vedere, anche. E dunque: passeggiate senza meta con la Senna a destra e poi a sinistra, uno sguardo alle bancarelle di libri usati (no, non roba vintage, che fa più figo, ma di libri usati, in francese antico e con le pagine che si spezzano).

E poi ecco che girato l’angolo arriva lei: Notre Dame de Paris. Non so se avete avuto la fortuna di vedere dal vivo questa cattedrale. E’ magica. Io sono stata delusa perché la ricordavo nel Gobbo di Notre Dame della Disney e, ahimè, mi aspettavo una cosa alta 30 piani (malefici disegnatori che illudono per dare drammaticità!). Ed è così quando hai molte aspettative sul ragazzo, e poi fa qualcosa che non deve, e un po’ ti delude. Ma è proprio lì che non devi mollare. Ho allargato lo sguardo e ho abbracciato con un’occhiata la stupenda piazza, che è grande e soprattutto sgombra. Anche se è piena di persone.

E dopo aver visitato tutto il quartiere, aver visto e rivisto Notre Dame, aver respirato la sua magia, è diventata il mio posto preferito. Romantico, un po’ gotico, un po’ disperato (avete letto Notre Dame di Victor Hugo? Io sì, e ho avuto il cuore spezzato e sanguinante per settimane!).  La prima volta che ci sono andata poi mi sono fatta una baguette col prosciutto Praga nel giardino dietro. Seduta sulle panchine, al freschetto degli alberi, con di fianco il ragazzo della metafora (hehe) e negli occhi il side B della chiesa (che è completamente diverso, io mi aspettavo le due torri lunghe lunghe e stop).

Poi, tornando al ragazzo, cominci ad avere la curiosità di scoprire le cose meno note, ma non solo quelle nascoste, anche quelle che lui ha voluto nascondere o mettere in ombra. Le sue debolezze. Le cose di cui non parla e di cui un po’ si vergogna. A Parigi l’eterno in ombra per eccellenza è il Museo d’Orsay. L’eterno numero DUE, che se vai a Parigi tre giorni mica sprecherai mezza giornata quando di fianco (dall’altra sponda hehe) hai  IL LOUVRE, celebrato e spumeggiante, con tutte le sue promesse di antichità e la buona Monna Lisa che sta lì sorniona a ghignarsela (sì, secondo me se la ghigna).

Ragazze, ragazzi, ANDATECI. VISITATELO. AMATELO (l’Orsay). Se avete visto anche il Louvre poi raccontatemi. Io so solo che sono rimasta senza parole (GLI IMPRESSIONISTI). L’orologio che da solo vale il biglietto perché una volta visto ve lo portate dietro forevah nei ricordi. La statua di un orsone bianco pacioso di marmo che è arte moderna/contemporanea ma vabbè, sarebbe bello anche se fosse solo un Trudone gigante. Il dipinto davanti a cui Blair Waldorf passava giornate intere aspettando il grande amore (e non vi svelo nulla per non fare spoiler a chi è rimasto indietro con Gossip Girl!). Il dipinto, per la cronaca, è Le Dejeuner sur l’Herbe (di Manet con la A, perché Monet, che pure lui c’è!, fa le ninfee ed è molto più commerciale). Quindi scopri che anche le cose scomode contribuiscono a creare i ricordi. Così come le cose meno in luce del ragazzo portano con sé ombre nuove e sconvolgenti. Che nemmeno avresti scoperto se non avessi approfondito oltre “quello che dicono tutti”.

Dopodichè, è solo che amore:

Passeggiare in modalità random, col naso all’insù per vedere tutte le mansarde famose in tutto il mondo, che ci sono pure nei bassifondi e non solo nelle zone centrali.

Rivedere Notre Dame di sera, al tramonto, all’alba, all’imbrunire, e scoprire che cambia ogni volta pur rimanendo la stessa (Jova, lo so, ti ho plagiato, ma il concetto è troppo bello per non ripeterlo qui).

Avventurarsi al Sacro Cuore e scoprire gli angoli che regala. Io ho visto un matrimonio, e vabbè via con le lacrime, poi un calciatore appeso a un palo a strapiombo sulla scalinata che faceva acrobazie indicibili, poi un mercatino a Gennaio in cui ho rimediato orecchini in quantità e una mela caramellata, poi un negozio di caramelle golosissime che sembrava una boutique gioielleria, poi il vento che scompigliava i capelli e vai di foto romantiche con la chioma al vento (foto venute bene: zero, ndr).

Perdersi nelle vie che non sono famose, che come vene percorrono tutta la città, e innamorarsi di negozi e bistrot a caso, lustrarsi gli occhi su sconosciuti dal gusto impeccabile, seguire l’odore delle favolose brioches, ovvero i “croissant au beurre” (do I need to say more?).

ECCETERA.

Che malinconia.

Poi ognuno si fa di Parigi l’idea che vuole. E’ questo il bello.

Intanto vi lascio con qualche foto inspirational come al solito, fra cui due scatti di Style Scrapbook di cui non si può dire che altro che: ABSOLUT PERFECTION.

Perché Parigi, come disse la buona Audrey, è sempre una buona idea.

Style Scrapbook

Style Scrapbook

La Durée