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How to // Sopravvivere al rientro. Tip #1

26 Ago

Eccoci. Se siete ancora in vacanza, beati voi, non leggete questo post che vi fa male ;). Se invece, come me, siete tornati in ufficio, in università, a scuola, a casa, insomma dalle vacanze e dalla bella vita, questo post (e quelli che seguiranno) sono per voi.

Il rientro è contronatura, si fa fatica, viene il magone, si stravolge di nuovo la vita, si torna. Ho sempre odiato i titoli sul genere “Back to school” (che ansia)… Però non mi arrendo: tutti abbiamo bisogno di supporto e consigli su come tornare alla nostra “everyday life”. E allora, da oggi e per un tempo indefinito, ogni giorno un TIP su come sopravvivere al rientro, alla fine dell’estate, alla fine dei giochi. 

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Perchè sono con voi e ce la dobbiamo fare. For your eyes only, ogni giorno un consiglio, un tip, un parere su come affrontare questo delicato periodo dell’anno, sospesi fra mood zen alla Osho e mood blondie alla Cosmopolitan.

In fondo, non sentite già in sottofondo Mariah Carey con “All I Want for Christmas is You“? IO SI’. E dunque.

TIP #1: Le vacanze sono belle perchè sono vacanze. Punto.

EMBE’? Direte voi. Lo so. Ho scoperto l’acqua calda, ma, ahò, ricordatevi che se non ci fosse l’acqua calda si morirebbe congelati.

Quindi: la bellezza delle vacanze senza pensieri sta proprio nel fatto che sono vacanze. E senza pensieri. E’ uno spazio-tempo privilegiato, in cui si vive all’ennesima potenza (cfr immagine sopra!). Non è la vita reale. “Se io potessi, vivrei sempre in vacanza”, dice Jova. I know. Ma dove siete stati in vacanza quest’anno? Maldive? Portorico? Seychelles? Oporto in Portogallo e Senigallia? (Le ultime due riguardano la sottoscritta, arriverà un post personalissimo “City Guide: Oporto a misura di Cappuccino”! :D). Bene. Vi sono piaciute le vostre mete? OVVIO. Ci vivreste? MAH.

Già li sento i commenti: “Sì, bello, ma che caldo! Sì bello ma non c’è la movida come nella mia città! Sì bello ma mi mancano i panzerotti di Luini! Sì bello ma non ci vivrei! Ecc Ecc”. Quindi pensate/pensiamo a questo: there’s no place like home (qualsiasi sia la vostra).

E’ stato un ottimo diversivo, divertente, ma pensateci: dopo una settimana di mare non vi mancano…. che ne so… le librerie? Quelle grandi, vere, variopinte. Non vi mancano le vostre serie tv formato dvd? Non vi mancano le profumerie, questi mondi perfetti e incantati? Non vi mancano i vostri ristoranti preferiti, la vostra pizzeria? Non vi mancano, almeno un po’, i vostri quartieri?

Voi non siete (noi non  siamo) le vostre vacanze. Le vacanze sono noi, per un certo periodo, poi noi torniamo noi, e in questo non vi è davvero nulla di male. NULLA. DI. MALE.

Questa è la mia prima prospettiva. Perchè per il DAY 1 il tip migliore è: filosofia e rassegnazione, da interpretare in chiave sprint.

A domani! 🙂

Barcellona.

30 Mag

Barcellona.

Due succhi (zumos) del mercatino delizioso dietro La Rambla.

Io e te per mano e il cuore leggero.

Estate 2012, viale dei ricordi.

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Hanami Monday Moodboard

20 Mag

Hanami (花見).

E’ una parola giapponese che significa “ammirare i fiori“.

Nello specifico, la fioritura dei ciliegi, o Sakura (sì, tutti all’inizio pensiamo a “pesca a tua carta Sakuraaaa“, e se non ti ricordi vuol dire che sei too old or too young :D!).

Ci può essere qualcosa di più bello di questa tradizione? In “Memoria di una Geisha” uno spezzone del film è dedicato proprio a questa usanza stupenda.

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“Ancor’ oggi, i giapponesi continuano la tradizione dell’ Hanami, raccogliendosi in gran numero ovunque si trovano gli alberi fioriti ; migliaia di persone affollano i parchi per tenere feste sotto i rami in fiore ed a volte questi festeggiamenti proseguono fino a tarda notte. In più della metà del Giappone, il periodo della fioritura dei ciliegi coincide con l’inizio degli anni scolastici e del lavoro dopo le vacanze e, così, le festività di accoglienza di tali inizi sono spesso aperte proprio con l’Hanami. Il popolo giapponese prosegue la tradizione dell’Hanami prendendo parte a passeggiate in processione nei parchi per vedere la fioritura e questa viene ritenuta una forma di ritiro per contemplare e rinnovare i propri spiriti.

Di solito, la gente si reca ai parchi per prendere i posti migliori per il festeggiamento dell’Hanami, con amici, parenti, colleghi di lavoro, con molte ore di anticipo o addirittura molti giorni prima. In città come Tokyo, è comune il festeggiamento notturno, chiamato yozakura (夜 桜, letteralmente “Sakura di notte”) e in molti luoghi, come il parco di Ueno, si appendono le tipiche lanterne di carta per l’illuminazione notturna, che vengono poi rimosse a feste ultimate.”

(from Eueufemia)

E’ una idea così bella che anche in Italia si prova ad organizzare gli Hanami.

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E allora? Non resta che dire “Voglio fare con te ciò che la primavera fa con i ciliegi” (P.Neruda).

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Momento Cultura. Amore e Psiche a Milano, Palazzo Marino!

15 Dic


ALERT: PIPPOTTO PSEUDO – CULTURALE, GET PREPARED!

😀

Capirete, se avete un po’ compreso lo spirito di questo bloghYno, che qualsiasi cosa riguarda Amore (o Psiche!) 😛 mi attira inesorabilmente.

A Milano, a Palazzo Marino (Piazza della Scala), dal 1 Dicembre 2012 al 13 gennaio 2013, avrà luogo una mostra specialissima.

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Direttamente dal Louvre, potrete ammirare dal vivo due opere che rappresentano i medesimi personaggi mitologici, Amore e Psiche.

La statua di Canova (attenzione, non è quella più famosa con le ali! Quella è ancora al Louvre 😉 ) e il dipinto di Gérard.

Ho fatto per questo post una scelta di stile: sarebbe stato facile copiare e incollare qui le foto delle opere… Ma non ho voluto farlo. Io ho visitato la mostra “blind”, senza sapere che aspetto avessero . Ed è stata la scelta giusta: viste dal vivo sono sorprendenti, e nessuna foto o riproduzione è così bella. E poi non voglio proprio rovinarvi la sorpresa. Vi invito a scoprirle dal vivo :). In ogni caso, qui il sito ufficiale della mostra!

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Io l’ho visitata settimana scorsa e la consiglio a tutti.

E’ davvero suggestiva, romantica e dolce, anche se vedete solo due opere. Consiglio caldamente la visita guidata, vi farà scoprire dettagli e storie che non avreste mai immaginato.

Prima di tutto la storia di Amore e Psiche  me la ricordavo dagli studi del liceo ma solo vagamente. La vera storia è ancora più romantica e contorta.

Entrate in due stanze buie, con luce soffusa e fari light-sensitive, in modo da creare ombre sulle statue, così come Canova avrebbe voluto: lui predicava l’esposizione alla luce naturale per evitare ombre “standard” che lui per primo, in quanto scultore, NON aveva avuto di intenzione di creare. Così la lettura dell’opera è personale e personalizzata.

Le due figure sono lisce, plastiche, ma davvero da morire: a fissarle a lungo sembrano muoversi. Sono sinuose, bianche e perfette.

E, detto fra noi, sensuali in un modo sottile e prepotente allo stesso modo: se avrete modo di ascoltare la guida, vi spiegherà che l’obiettivo dello scultore era di trasmettere una sensualità ancora acerba, platonica. Ma intanto, perdonate il francesismo, ha scolpito il culetto di Amore in un modo mica da ridere (che poi, ricordiamolo, altri non è  che Eros/Cupido!!! Infatti è spesso rappresentato come un bebè o un ragazzino).

Noterete poi sul retro le pieghe sul drappo di Psiche (da Psuchè, “farfalla” e anima in greco, ecco perchè la farfalla/simbolo dell’anima è così presente). Non sono un errore: Canova, ammiratore dei classici pur prendendone le distanze, era convinto che una statua dovesse incarnare il più assoluto realismo. Le pieghe “orizzontali” sul drappo sono i normali segni della “piegatura” del drappo quando la modella lo portava nell’atelier di Canova per posare. In pratica, come le pieghe della camicia quando la piegate nel cassetto e poi la mettete addosso: rimangono!

ASSURDO. Ma ci pensate cosa si può scoprire? :O

E poi.

Il quadro di Gérard.

Insolito, strano, diretto, bruciante. Le pupille di Amore (lei) vi colpiscono subito: scure, attirano subito l’attenzione in mezzo al quadro. Lei ha le braccia al petto, si porta le mani sul cuore come un sussulto. Questo accade (grazie guida!) perchè lei non riesce a vedere Amore (l’Amore è invisibile agli occhi e non è di questa terra!), ma lo sente, lo percepisce tutto intorno a lei (come la banca Mediolanum, yeah).

Nell’angolo in basso a sinistra del quadro potete vedere anche dei fiori di fragole, bianchi: senza frutto perchè il rosso sarebbe stato fuori luogo, simbolo di passione sanguigna e anche troppo appariscente per un quadro del genere. Il fulcro di tutto sono gli occhi di lei. E poi le fragole all’epoca erano frutti da ricchi (anche adesso, ma vabbè non ai livelli del tempo!): il quadro ha dei riferimenti che solo l’alta borghesia poteva capire, come un piccolo messaggio subliminale per l’élite.

Mi sono avvicinata al quadro e l’ho osservato. C’è chi guarda da lontano. Io voglio vedere da vicino, ma vicino vicino, voglio vedere anche le pennellate, anche le più piccole pennellate. Voglio che i colori e i contorni si mischino e perdano di significato. Poi mi allontano e allora tutto ha senso. Ma da vicino ho cercato di coglierne l’essenza.

Mi sento veramente radical chic quando faccio e penso queste cose.

ADORO!

Inoltre: C’E’ L’APP DELLA MOSTRA!

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😀

Che mi dite cari blog guest? 😀 Avrete la possibilità di vederla? O per caso avete già visto le opere al Louvre? O avete già visto la mostra? Fatemi sapere! 🙂

Un bacio – La vostra guida fake della mostra ! ❤

 

Macaron therapy. #Cosedaamare

15 Nov

Quick post solo per celebrare i Macarons.

Sì, vanno di moda, sì, sono inflazionati, sì, sono costosi, sì, sono un po’ snob (ma chi l’ha detto poi?!), sì in Marie Antoinette sono anacronistici….

Ma sono terribilmente belli, buoni, e io li amo. Ovviamente Ladurée, che qui a Milano ha due shop in centro (all’Excelsior, Galleria Vittorio Emanuele, e in Via Spadari, fra Cracco, Peck e il Duomo).

Thursday craving. 

Ps. Se volete avere un po’ di nostalgia di Parigi, qui la mia personalissima impressione/guida turistica della città ;).

 

 

 

Parigi my boyfriend

3 Ott

Ahhhh, Parigi.

Mi ispira una strana poesia. Sarà che l’ho vista e rivista negli ultimi giorni negli scatti artistici delle blogger/fashionistas/socialite più chiacchierate – in occasione della Fashion Week parigina….

Ma negli ultimi giorni mi si sta proprio stringendo il cuore.

Ho avuto la fortuna di passare a Parigi, in due viaggi differenti, una ventina giorni. Sono pochi per chi non ci abita, è vero, ma l’ho vissuta al massimo e il ricordo che mi suscita questa città è fortissimo – impalpabile eppure fortissimo.

L’ho vista d’estate una volta e d’inverno la successiva, l’ho vista calda, fredda, soleggiata, con le nebbia, con il vento, con la pioggia (AH! La pioggia a Parigi, mannaggia ai cliché, mi ha fatto innamorare). Un po’ come il ragazzo o la ragazza che ami.

All’inizio, come per un ragazzo, noti le cose più evidenti: l’aspetto fisico, come si veste, il colore dei capelli, degli occhi. Un primo colpo d’occhio. E dunque: Torre Eiffel, Montmartre, il museo del Louvre, la piramide di vetro (ah, les americains e il loro Da Vinci Code 😛 ).

Poi questi occhi e questi capelli ti colpiscono di più: soprattutto, ti affascina scoprire cosa li ha resi così profondi, quali segreti nascondono – o fanno vedere, anche. E dunque: passeggiate senza meta con la Senna a destra e poi a sinistra, uno sguardo alle bancarelle di libri usati (no, non roba vintage, che fa più figo, ma di libri usati, in francese antico e con le pagine che si spezzano).

E poi ecco che girato l’angolo arriva lei: Notre Dame de Paris. Non so se avete avuto la fortuna di vedere dal vivo questa cattedrale. E’ magica. Io sono stata delusa perché la ricordavo nel Gobbo di Notre Dame della Disney e, ahimè, mi aspettavo una cosa alta 30 piani (malefici disegnatori che illudono per dare drammaticità!). Ed è così quando hai molte aspettative sul ragazzo, e poi fa qualcosa che non deve, e un po’ ti delude. Ma è proprio lì che non devi mollare. Ho allargato lo sguardo e ho abbracciato con un’occhiata la stupenda piazza, che è grande e soprattutto sgombra. Anche se è piena di persone.

E dopo aver visitato tutto il quartiere, aver visto e rivisto Notre Dame, aver respirato la sua magia, è diventata il mio posto preferito. Romantico, un po’ gotico, un po’ disperato (avete letto Notre Dame di Victor Hugo? Io sì, e ho avuto il cuore spezzato e sanguinante per settimane!).  La prima volta che ci sono andata poi mi sono fatta una baguette col prosciutto Praga nel giardino dietro. Seduta sulle panchine, al freschetto degli alberi, con di fianco il ragazzo della metafora (hehe) e negli occhi il side B della chiesa (che è completamente diverso, io mi aspettavo le due torri lunghe lunghe e stop).

Poi, tornando al ragazzo, cominci ad avere la curiosità di scoprire le cose meno note, ma non solo quelle nascoste, anche quelle che lui ha voluto nascondere o mettere in ombra. Le sue debolezze. Le cose di cui non parla e di cui un po’ si vergogna. A Parigi l’eterno in ombra per eccellenza è il Museo d’Orsay. L’eterno numero DUE, che se vai a Parigi tre giorni mica sprecherai mezza giornata quando di fianco (dall’altra sponda hehe) hai  IL LOUVRE, celebrato e spumeggiante, con tutte le sue promesse di antichità e la buona Monna Lisa che sta lì sorniona a ghignarsela (sì, secondo me se la ghigna).

Ragazze, ragazzi, ANDATECI. VISITATELO. AMATELO (l’Orsay). Se avete visto anche il Louvre poi raccontatemi. Io so solo che sono rimasta senza parole (GLI IMPRESSIONISTI). L’orologio che da solo vale il biglietto perché una volta visto ve lo portate dietro forevah nei ricordi. La statua di un orsone bianco pacioso di marmo che è arte moderna/contemporanea ma vabbè, sarebbe bello anche se fosse solo un Trudone gigante. Il dipinto davanti a cui Blair Waldorf passava giornate intere aspettando il grande amore (e non vi svelo nulla per non fare spoiler a chi è rimasto indietro con Gossip Girl!). Il dipinto, per la cronaca, è Le Dejeuner sur l’Herbe (di Manet con la A, perché Monet, che pure lui c’è!, fa le ninfee ed è molto più commerciale). Quindi scopri che anche le cose scomode contribuiscono a creare i ricordi. Così come le cose meno in luce del ragazzo portano con sé ombre nuove e sconvolgenti. Che nemmeno avresti scoperto se non avessi approfondito oltre “quello che dicono tutti”.

Dopodichè, è solo che amore:

Passeggiare in modalità random, col naso all’insù per vedere tutte le mansarde famose in tutto il mondo, che ci sono pure nei bassifondi e non solo nelle zone centrali.

Rivedere Notre Dame di sera, al tramonto, all’alba, all’imbrunire, e scoprire che cambia ogni volta pur rimanendo la stessa (Jova, lo so, ti ho plagiato, ma il concetto è troppo bello per non ripeterlo qui).

Avventurarsi al Sacro Cuore e scoprire gli angoli che regala. Io ho visto un matrimonio, e vabbè via con le lacrime, poi un calciatore appeso a un palo a strapiombo sulla scalinata che faceva acrobazie indicibili, poi un mercatino a Gennaio in cui ho rimediato orecchini in quantità e una mela caramellata, poi un negozio di caramelle golosissime che sembrava una boutique gioielleria, poi il vento che scompigliava i capelli e vai di foto romantiche con la chioma al vento (foto venute bene: zero, ndr).

Perdersi nelle vie che non sono famose, che come vene percorrono tutta la città, e innamorarsi di negozi e bistrot a caso, lustrarsi gli occhi su sconosciuti dal gusto impeccabile, seguire l’odore delle favolose brioches, ovvero i “croissant au beurre” (do I need to say more?).

ECCETERA.

Che malinconia.

Poi ognuno si fa di Parigi l’idea che vuole. E’ questo il bello.

Intanto vi lascio con qualche foto inspirational come al solito, fra cui due scatti di Style Scrapbook di cui non si può dire che altro che: ABSOLUT PERFECTION.

Perché Parigi, come disse la buona Audrey, è sempre una buona idea.

Style Scrapbook

Style Scrapbook

La Durée