Il colore dell’attesa

19 Ott

Il buon Giorgio Faletti ha scritto una frase che mi piace moltissimo:

Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.

In questo post non parlo dell’attesa in coda alla posta quando hai 3 minuti per fare una raccomandata, l’attesa bloccato nel traffico, o l’attesa di un amico che ha 20 minuti di ritardo quando 5 minuti fa è iniziato il film al cinema, o l’attesa di un treno o di una metro o di una persona in ritardo, ovvero dell’attesa come seccatura, come qualcosa che vorremmo eliminare.

Voglio parlare dell’attesa “buona”, dell’attesa come tempo apparentemente perso ma invece ricco di potenzialità.

Non quando prendi un tram al mattino per andare a lavoro alle 8, ma quando (nei bei tempi andati dell’università oppure nei week end autunnali, o nei giorni di permesso -?-  rubati alla vita frenetica), prendi un tram pigramente per muoverti. O quando aspetti un treno in stazione e sei un po’ in anticipo, o quando arrivi in orario dal medico di base e devi aspettare. ASPETTI.

A me è sempre piaciuto aspettare, attendere… Ripeto, non quando i minuti sono contati, ma quando aspettare è un viaggio in sè.

In treno, a guardare fuori dalla finestra, in macchina da passeggero, su un pigro tram milanese che stridendo (OVVIO!) curva e in modo un po’ soporifero si fa strada per le vie di Milano (preferibilmente semivuoto, dai lasciatemi sognare).

Questo tempo mi sembra come sospeso, in potenza. In questo tempo dove non devo rendere conto a nessuno, perchè non si può fare (concretamente) nulla – e non dipende da me l’arrivo, mi rilasso. Leggo, ascolto la musica, ne approfitto per scrivere su wazzàp a qualcuno a cui voglio bene, penso (e penso assai). Penso che lo facciamo tutti. Però a me piace in modo particolare. Mi sembra un tempo rubato alle cose da fare, forse in modo anche un po’ vigliacco, ma è il tasto “pausa”.

Tutto può essere possibile, perchè l’attesa mi pare il tempo del “possibile”, dove nessuno può dire che non accadrà – perchè non si sa.

Non è un’attesa passiva, è sfruttare del tempo “regalato” per far vagare la mente, per andare in stand-by (ma sempre con la lucina rossa accesa!), per riposarsi un po’.

Si assapora questo tempo in bilico, e poi basta.

Perchè il bello dell’attesa è che, prima o poi, finisce.

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2 Risposte to “Il colore dell’attesa”

  1. Giulia 19 ottobre 2012 a 15:34 #

    Poesia 🙂

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